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FIGC, Gravina: "Lo scudetto si assegnerà in questa stagione. Parliamo con tutte le federazioni per trovare una via di soluzione assieme"

di Francesco Paolo Palazzo
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Il presidente della FIGC Gabriele Gravina è intervenuto ai microfoni di Sky Sport per parlare dell'attuale momento del calcio italiano e delle possibili future decisioni in seguito all'emergenza Corona virus, ecco le parole raccolte da TuttoPalermo.net: 

Sono stati tanti i campioni del presente e del passato, così come la FIGC, ad avere dato una mano, cosa può dire a proposito?

" Il calcio ancora una volta ha dimostrato una grande sensibilità nel cercare di stare vicini ai tifosi. I nostri campioni del mondo 2006, a partire da Cannavaro e Del Piero, hanno lanciato diversi messaggi. La Federazione mette a disposizione il suo gioiello di famiglia. Ringrazio Dario Nardella, sindaco di Firenze, e gli assessori Vannucci e Saccardi, per aver accettato la nostra disponibilità di mettere a disposizione il centro tecnico di Coverciano. Due settimane fa abbiamo messo a disposizione una palazzina per i vigili del fuoco e oggi metteremo a disposizione anche la nostra foresteria per medici e infermieri. Nella grande palestra potranno essere ricavati 20 o 30 posti per la rianimazione. Questa è la dimostrazione che il calcio è migliore di quello che si vuole far credere".

Come state vivendo questo momento, particolare?

" Lo stato di emergenza ha reso tutti coscienti. La FIGC è diventata un punto di riferimento. Ci sono stati dei momenti di discussione anche abbastanza accesi ma in tutti i campi ci sono stati attriti in questo periodo. Oggi è però arrivato il momento di mettere da parte le polemiche. Dobbiamo remare tutti dalla stessa parte e voglio mandare un messaggio d'affetto a tutti coloro che sono i prima linea. Il calcio è la terza industria del nostro Paese e questo non può passare in secondo piano".

Quando si potrà tornare a giocare?

"Vorremmo tutti finire le stagioni sul campo. Siamo in contatto con la FIFA per le proroghe sui contratti qualora di debba andare oltre il 30 giugno. Siamo in attesa di comunicazioni da UEFA e FIFA che stanno lavorando molto bene. Dobbiamo trovare una soluzione e l'ideale sarebbe andare fino al 30 luglio. Dobbiamo attenerci al rispetto delle ordinanze e da quello che arriva dalle massime cariche politiche e scientifiche".

Come finirà la stagione?
"Se non si potrà giocare vorremmo salvare comunque il valore della competizione sportiva che è stata raggiunta sul campo. Per il momento non diamo molta attenzione a questo, vogliamo essere parzialmente ottimisti. Sul discorsonScudetto ne stiamo ancora parlando, il Consiglio Federale dovrà decidere. Mi piace pensare che il campionato venga finito, anche per togliere l'imbarazzo a chi dovrebbe decidere. Di sicuro nonnsi potrà finire con la prossima stagione, si comprometterebbe sia il campionato 2019/20 che quello 2020/21. A giugno 2021 avremo poi l'Europeo".

 Lo Scudetto sarà comunque assegnato?
"Sì, esattamente. Aggiungo poi anche che il calcio italiano non vive solo per l'assegnazione dello Scudetto ma ci sono anche gli altri campionato, quelli inferiori. Dobbiamo comunque arrivare alla definizione degli organici per la prossima stagione, dalle coppe europee a promozioni e retrocessioni".

State cercando una soluzione anche con le altre Federazioni europee per la conclusione della stagione?
"Sono sempre in contatto con FIFA e UEFA, mi sono confrontato anche con Rubiales in Spagna per cercare di captare quelle che sono le esigenze del mondo del calcio. La UEFA ci darà una grande mano".

C'è l'ipotesi di una Serie A a 22 squadre, senza retrocessioni?
" Abbiamo le nostre norme e non è facile modificare i format già fissati. La possibilità di allargare il numero delle squadre in Serie A, con i tempi stretti che ci saranno e con l'Europeo nel 2021, non penso sia percorribile".

Come cambiano i programmi della Nazionale?
"Con Mancini siamo stati subito d'accordo con lo spostamento di Euro 2020, pur essendo rammaricati e dispiaciuti. Come ha detto il ct: invece che vincerlo nel 2020 lo vinceremo nel 2021".

Cosa pensa dei giocatori che hanno lasciato il Paese?
"Lascio gestire alle singole società. I calciatori sono uomini come noi, hanno famiglie e affetti e chiaramente vogliono sentirsi protetti. Rispetto quelli che in tanti vivono".

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